I battiti del Cuore vengono due a due: uno in basso e l’altro in alto. Anche il respiro è spezzato, in dentro e in fuori.
L’uomo è spaccato in due dalla radice, perché la sua coscienza lo è fin dall’inizio: divisa in Conscio e Subconscio. Ma c’è un punto tra un battito e l’altro; tra un respiro che va e l’altro che viene.
Lì si rivela ciò che la coscienza ha dimenticato: Dio è UNO, e l’Uno non conosce opposti.
Non cercarlo.
Non nominarlo.
Isolalo.
Non per separarlo, ma per riconoscerlo come Sentire Puro.
Non per metterlo da una parte, ma per contemplarlo come ciò che resta quando ogni dualità cade.
Per i Figli della Verità che hanno celebrato le Nozze del Cuore, l’Uno può essere già percepito come un’Unica Fiamma. Non un’emozione.
Non un sentimento soltanto umano.
È l’UNO che si percepisce per Amore di Dio, nel mezzo di ogni cosa.
SEI TU che ti riconosci nell’Anima, e l’Anima che si riconosce in Te, attraverso il Sentire di Dio: lo Spirito Santo.
Per i Figli che sono giunti fino al Talamo, e hanno attraversato l’Occhio di Dio, la rivelazione si apre di nuovo.
Anche se il corpo continua a respirare, nella coscienza finisce il dentro e il fuori: non c’è più domanda, non c’è più risposta.
Domanda e risposta sono negativo e positivo; nel Pleroma positivo e negativo non interferiscono più: si guardano negli occhi dissolvendosi l’uno nell’altro.
Dall’Uno che è nel mezzo, s’innalza la Beatitudine.
Non la felicità che arriva e poi ti svuota, ma la Pienezza che rimane, il Sentimento del Pleroma, l’Amore che non è soltanto una parola ma la Vibrazione del Padre.
Cogli il Sentire di Dio, quando nulla è più diviso, e rimane soltanto la Luce a riconosce Sé Stessa.
Scendi nel Cuore. Risali nel Talamo. Rimani in entrambi i luoghi, o soltanto nel Cuore finché il Christos non risalirà al cervello.
Riconosci l’Uno nel Tuo Sentire.
Non giudicarlo.
Non dividerlo con il pensiero.
Lascia che l’Amore di Dio ti purifichi.
Lascia che la Luce riunisca gli Sposi Cosmici IO e ANIMA.
Gesù disse IO SONO e che di DUE bisogna FARE UNO: devi andare nel mezzo, fare come se non vi fosse né due né uno, perché l’UNO di Dio non assomiglia all’uno dell’uomo.